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Questo blog da oggi è in coma farmacologico. Ci sono stati dei cambiamenti geografici e adesso, se vi va, mi trovate qua. Ciao.
Al 13' Marco ha detto a Zinédine: "Secondo te esiste un sapere degli arabi rispetto al sapere dell'Occidente?". Zinédine si è infastidito ma non ha ribattuto. Poi Marco gli è entrato a gamba tesa e Zinédine gli ha rinfacciato il 24 in Storia del Medio Oriente, preso tra l'altro con l'assistente con cui tutti prendevano da 28 in su. Marco non si è scomposto però all'azione seguente, al 31', gli ha fatto lo sgambetto e gli ha detto, mentre lui era a faccia a terra e l'arbitro seguiva un'azione dall'altra parte del campo, "L'interpretazione dominante dice che l'Islam non è soltanto una fede ma è tutto. È religione, politica, economia. Rompere questa unità è il punto di partenza. Io intanto ti rompo il culo". Zinédine ha ridacchiato e rialzandosi ha detto "Questa me la paghi, Materassi". Marco ha fatto una smorfia, "Che umorismo cheap", ha detto. Zinédine è corso appresso alla palla. Al 7' del secondo tempo Zinédine ha detto a Marco in arabo che Allah non ama i tatuaggi. Marco indispettito gli ha detto "Laa atkallamu l-'arabiya" e Zinédine ha sgranato gli occhi, gli si è avvicinato minaccioso, muso contro muso, sudore contro sudore, e ha detto "Il tuo accento siriano è una merda". Marco gli ha dato un buffetto sul mento e ha detto "Già, peccato che è l'accento standard" e è corso appresso a Gennaro che stava palleggiando intorno a Ribery. Passando accanto a Ribery gli ha detto all'orecchio "Sembri De Niro nel Frankenstein di Kenneth Branagh". Ribery non ha colto. Al 29' del secondo tempo Marco e Zinédine stavano lottando su un pallone al limite del fallo laterale. Il guardalinee era nel panico perché non si capiva chi avrebbe toccato la palla per ultimo. Nel bel mezzo della lotta Marco ha bisbigliato "L'uomo prega per ottenere il male, come esso prega per ottenere il bene, e sai perché?". "No", ha detto Zinédine sul punto di perdere la palla. "Perché l'uomo è frettoloso!" ha urlato Marco ottenendo il fallo laterale. Zinédine si è risentito alquanto. Marco ha gongolato senza ritegno e ha precisato: "Corano, la sûra denominata Trasporto, vers. 12" e gli ha fatto l'occhiolino. Zinédine era fuori di sé. All'89' del secondo tempo Marco e Zinédine erano stanchi. "L'ammonizione di Sagnol non c'era, ve la sarete comprata voi mafiosi", ha detto Zinédine. "Uguale cosa è, per essi, che tu li ammonisca o non li ammonisca; essi non potranno credere", ha detto Marco. Poi si è andati ai supplementari. Al 12' del primo tempo supplementare Marco si è aggrappato a Zinédine per non farlo arrivare su un pallone. "Sei scorretto, Materazzi", ha detto Zinédine. "È la prassi per un difensore. Fa parte del gioco. Dovresti saperlo, visto che hai quarant'anni e giochi da trentasette", ha risposto Marco. "Cafone", ha ribattuto piccato Zinédine. "Permaloso", ha detto Marco. Al 5' del secondo tempo supplementare Marco si è di nuovo aggrappato a Zinédine. Zinédine ha detto a Marco che doveva smetterla di aggrapparsi perché le cuciture della maglia lo graffiavano quando lui gliela tirava. Marco ha detto "Tua sorella mi succhia il cazzo mentre tua madre mi lecca il buco del culo". Zinédine poi ha fatto quello che ha fatto.
L'edizione dell'anno scorso nonostante fosse la prima ha avuto un successo notevole. La mediocrità è davvero apprezzata da tutti e questo ci fa piacere. Solo che per celebrare questa seconda edizione non ci sono particolari cose mediocri da fare: tutto ciò che facciamo e diciamo è già molto, molto mediocre. Tanti auguri a noi!
In macchina c'è puzza di sigarette e gatto. Hanno appoggiato il bambino sul sedile posteriore e gli hanno messo una coperta sopra, il bambino si agitava e si vedeva ogni tanto un braccino spuntare da là sotto e sbattere la mano sul sedile. Salvatore subito lo copriva e anzi cominciava a innervosirsi perché Mario guidava e se ne fregava che lui là dietro doveva fare attenzione al bambino che faceva casino. "Fallo stare buono" ha ordinato Mario senza guardare. Salvatore ha dato una botta sulla coperta nel punto in cui più o meno poteva essere la testa di Tommaso. "Si agita, si agita, non sta fermo" ha ripetuto Salvatore ma sentiva il sangue che gli andava al cervello per la paura e la rabbia e il fastidio per Mario che non lo ascoltava e il bambino che sotto alla coperta zitto e muto non ci voleva stare. Il sole picchiava sui finestrini e faceva un caldo secco nell'abitacolo e era per questo che Tommaso si agitava ma Salvatore pensava che faceva così per un istinto innato dei bambini a dare fastidio e intralciare. Salvatore non sapeva farselo ben chiaro in testa ma sentiva che questa cosa dei bambini che non ascoltavano e si muovevano e davano fastidio fosse una ripicca del loro genere, quello dei bambini, contro tutto e tutti. Sapevano fare solo quello e non erano in grado di capire che erano stati rapiti e quindi dovevano tacere perdio, tacere o ci prendevano le botte. Mario guidava spedito, era ormai in aperta campagna, e Tommaso si era messo a piangere forte. Salvatore gli aveva dato altre botte attraverso la coperta ma Tommaso invece di capire che quelle erano botte per farlo smettere pensava stupidamente che erano botte invisibili attraverso una coperta sporca lontano dai suoi genitori. All'ultima botta con relativo ululato di Tommaso Mario ferma la macchina. La macchina slitta un po' sul terriccio. Salvatore ansima per l'angoscia. Mario si mette a imprecare e scende dalla macchina. Apre il bagagliaio. Prende un badile. Apre lo sportello. Il fagotto si agita. Mario lo afferra e lo butta in terra. Poi ci si avventa contro con lo stivale. Lo prende a calci. Poi attacca col badile. Colpisce una decina di volte. Il fagotto è immobile. Mario toglie la coperta. Il bambino è là che lo guarda e non dice nulla. Non ha un graffio. Non ha un livido. Salvatore è sceso dall'auto e guarda la scena senza fiatare. Il bambino si alza e ondeggia verso Mario. Non ha un graffio. Gli mette una mano sulla gamba per non cadere e poi gli sorride. Mario è pietrificato. Poi, in un secondo, Tommaso stringe la gamba di Mario e lo solleva, lo fa roteare nell'aria e lo schianta in terra. Salvatore grida "Cristo". Tommaso riafferra mario dalla caviglia e lo lancia dritto in faccia a Salvatore. Fa una traiettoria in aria dritta come un missile. Continuando a sorridere il bambino si avvicina ai due uomini che ansimano in terra. Tommaso ridendo forte gli prende le teste e le schiaccia una contro l'altra. Le maciulla. Con pezzi di cervello in mano, sangue e capelli, Tommaso sale in macchina, prende il volante e fa "brum brum". Ma la macchina non va da nessuna parte.
Giacomo sveglia sua mamma Loredana spalancando le persiane della camera da letto perché c'è un sole che sembra neon e vuole farglielo vedere. Con gli occhi ancora intorpiditi Loredana guarda fuori, un raggio le posa strati di polvere sui capelli. Giacomo è eccitato, dalla tasca tira fuori un cellulare e si mette a scrivere un messaggio. Un minuto scarso dopo il cellulare di Loredana trilla gaio. "Che carino" dice lei leggendo, "mi hai mandato la recensione della cena di ieri?". Il figlio annuisce. Loredana gli risponde con un commento al sole di stamattina. "Ci faccio un post su questo sole d'alluminio" gli scrive. Il bambino capisce e non capisce. Le risponde con un sms che recensisce l'sms che gli ha inviato lei. "Che tesoro" dice Loredana che passandogli accanto gli accarezza il caschetto dorato. In cucina fanno colazione insieme, si lanciano sguardi dubbiosi. Dubbiosi in generale. Entra Franco, padre di Giacomo e compagno di Loredana. Sembra infuriato. Appende sul frigorifero una quindicina di post-it con la recensione della performance a letto di sua moglie ieri notte. Loredana lo sa e non si alza per leggere. Lo fa Giacomo che, in alcuni punti, arrossisce. Franco è nervoso, arraffa la giacca dalla sedia se la infila e scivola via. A colazione finita il telefono di casa prontamente squilla. È Leonardo. "Ho apprezzato il post col riferimento al post con la recensione del libro di Mario" dice Leonardo. "Scusa che hai detto?" dice Loredana che alla mattina capisce poco per le prime due o tre ore. "Hai scritto un post col link al post mio col pezzo del Giornale sul libro di Mario" ripete didascalico Leonardo. "Ah sì" interviene Loredana che sembra aver capito, "ti ho scritto una mail per dirti che pensavo del post col pezzo del Giornale sul libro di Mario". "Sì l'ho letta e ti ho risposto via sms con quello che pensavo della mail sul post col pezzo del Giornale sul libro di..." dice Leonardo e prende un secondo fiato prima di dire "Mario". Loredana sta trafficando col cellulare e dice a Leonardo "Ti sto mandando un sms". Passano due secondi. "Ecco, l'ho ricevuto" dice Leonardo. Loredana continua a digitare. Dopo poco il cellulare del piccolo Giacomo suona. Il bambino lo afferra e poi fa un cenno alla madre con la testa. "Insomma che mi dici?" chiede Leonardo. "Ho scritto a mio figlio cosa penso di lui se non va in bagno a lavarsi i denti". "E del libro di Mario?" la incalza Leonardo. "Non l'ho letto" dice Loredana. "Lo leggerai?". "Non lo so ma pensavo di recensirlo" chiude Loredana, poi manda un sms a Leonardo per dirgli cosa pensava della telefonata e che stava attaccando. (Un grazie molto particolare a Fiorani per l'ispirazione)
Qualche minuto dopo i sorteggiati salgono sul palchetto accanto a Lagioia e cominciano a spararsi di gran lena. Uno degli autori/pubblico però si alza in piedi sulla sedia e comincia a protestare. Dice "Non è giusto! Non so se avete notato ma tutti e quattro gli autori della roulette russa sono autori di una certa casa editrice romana! Io anzi noi ci siamo rotti i coglioni che alla fine sono sempre loro, sempre e solo loro, loro loro loro loro! Basta!". Il pubblico mormora e fischia a caso per non schierarsi troppo. Uno dei quattro autori della roulette russa prova a rispondere ma il brusio lo copre. Estrae un'altra pistola dal retro dei jeans e spara a caso sul pubblico per ottenere silenzio (uccide due autori Fernandel che stavano sgranando il rosario e la sorella di Chiara Gamberale), cosa che ottiene e pertanto dice "Tu che hai detto questa cazzata, sappi che hai detto una cazzata. E sai perché? Perché io non è vero che sono di quella casa editrice. O meglio non solo! Io nel 2017 ho pubblicato un racconto nell'antologia 'Gli Intemperanti 5' di Meridiano Zero, e l'anno dopo un articolo sulla Pepsi Cola sul Gazzettino di Ferrara. Quindi come vedi sono svincolato da tutto e tutti". Quello del pubblico che era insorto si è alzato e ha detto "Ciarlatano! Hai pubblicati nove romanzi tutti con lo stesso editore! Solo questo conta! Ci hai rotti i maroni!". "Vedo anzi sento che usi i plurali mozziani..." ha ribattuto l'autore della roulette russa. Poi gli ha sparato in fronte e quello è morto sul colpo. Gli autori hanno ripreso il loro gioco della roulette russa accompagnati dagli applausi del pubblico. La loro sfortuna ha voluto che tutte e quattro le pistole avessero il proiettile alla fine del tamburo per cui sono morti tutti insieme. Ma per tutti gli altri è stato uno spettacolo notevole. |